Il mio Sichuan

Sichuan (15 luglio – 18 Agosto 2015)

Il viaggio inizia

Il Sichuan è una provincia della Repubblica Popolare Cinese,  copre una superficie di 485.000 chilometri quadrati e ha una popolazione di circa 90 milioni di abitanti.

Per darvi un’idea delle dimensioni, considerate che la superficie dell’Italia è poco più di 301.000 chilometri quadrati. La sua capitale è Chengdu, ed è suddiviso in 21 distretti e contee.

Se da una parte le caratteristiche del suolo provocano frequenti e a volte devastanti terremoti, dall’altra il clima e la vegetazione permettono ad un animale e una pianta che tutti conosciamo di prosperare: mi riferisco al panda gigante e al pepe di Sichuan, che, nonostante il nome, non ha nessuna relazione con il pepe, pur essendo a sua volta una bacca.

Ho effettuato il viaggio con Pan, un ragazzo cinese nato e cresciuto a Chengdu e ora residente in Italia, e ho vissuto per la maggior parte del tempo con la sua famiglia in quella città. Sebbene di solito d’estate piova molto, Pan e io siamo stati molto fortunati perché abbiamo trovato pioggia solo per un paio di giorni.

Prima di iniziare il racconto, è necessaria una doverosa precisazione: sebbene il Sichuan sia più grande dell’Italia, il suo territorio copre soltanto il 20% della superficie della Cina. Pertanto, quando leggerete “I cinesi sono…” o “I cinesi fanno…”, dovrete tenere presente che mi riferisco soltanto ai cinesi del Sichuan. Tra i cinesi del nord e quelli del sud, infatti, esistono alcune differenze fisiche (al nord in genere hanno il naso più lungo, simile a quello dei caucasici) e notevoli differenze di abitudini, a causa del clima e di altri fattori.

Alcuni post seguiranno un ordine cronologico, mentre altri tratteranno temi specifici.

Anche se questo blog è ottimizzato per essere visto anche sullo schermo di un cellulare, per apprezzarlo al massimo consiglio caldamente di seguirlo dallo schermo di un computer, o almeno un tablet.  

Primi giorni

Malpensa non mi accoglie nel migliore dei modi, con due banchi aperti per più di 200 persone in coda per il check-in. Ma lo spirito è alto, e durante la lunga attesa inizio a fantasticare di dragoni e lanterne.

A proposito di ‘spirito’, durante il volo lo staff di Etihad cerca di ubriacarmi facendomi assaggiare diversi vini che intendono proporre nella first class. Poi, forse non soddisfatti dal mio responso, tentano di sopprimermi sparandomi aria gelida in testa; io però uso la coperta a mo’ di scudo, e riesco a sopravvivere sino ad Abu Dhabi e alla destinazione finale, Chengdu.

In compenso, l’accoglienza dei parenti di Pan è trionfale. Veniamo subito trascinati nel ristorante di suo zio e condotti in un salotto riservato, dove il primo dei numerosi hot pot (huǒguō o 火锅 in cinese ) che consumerò nelle sei settimane seguenti mi sta aspettando.  In Cina, l’hot pot è il piatto della convivialità per definizione, pertanto è il modo perfetto per dare il benvenuto agli ospiti, per le cene tra amici e a volte anche per quelle di lavoro.

Come vedete, al centro della tavola si pone una pentola con del brodo bollente, che si mantiene caldo grazie a un fornellino al di sotto. La pentola è divisa in due o più parti, in modo da permettere al brodo di assumere sapori diversi a seconda delle spezie che vi vengono aggiunte. Vi sono poi diversi tipi di ingredienti crudi (carne, pesce, verdure e funghi), che vanno immersi in questo brodo e cotti a piacere, per poi essere intinti in una salsa e consumati.

Presente in diverse varianti regionali, quella più conosciuta è sicuramente proprio quella del Sichuan, che ha la caratteristica di essere estremamente piccante. A parte il peperoncino, che ricopre quasi tutta la superficie della pentola, questa miscela micidiale contiene anche lo strepitoso pepe di Sichuan e il doubanjiang, una pasta composta da fagioli e pepe. L’unico antidoto per non far prendere fuoco a una bocca non abituata come la mia, è una bevanda a base di fagioli di soia, che ingurgito a litri prima di venire stordito da un liquore a 52 gradi e quasi 700 yuan (circa 100 euro) la bottiglia.

Poiché Etihad ha pensato bene di lasciare i nostri bagagli ad Abu Dhabi, il padre di Pan ci ha lasciato dei soldi per acquistare un paio di vestiti, dato che potrebbero passare fino a tre giorni prima di poter usare la roba che ci siamo portati dietro. Quale occasione migliore per visitare il Global Center?

Con i suoi 500 metri di lunghezza, 400 di larghezza e 100 di altezza, il New Century Global Center è l’edificio a struttura unica più grande al mondo, e ospita negozi, ristoranti, cinema, alberghi, sale convegni, sale giochi e uffici. Che si tratti di intrattenimento, svago, acquisti o cibo, qui dentro non manca davvero nulla. L’ingresso alle sale cinema è spettacolare, come potete vedere nella terza foto, e l’ampio giardino è arricchito da una fontana luminosa con getti d’acqua che seguono il ritmo della musica in sottofondo.

Passando davanti a una vetrina, vedo un bellissimo camiciotto che ricorda gli abiti tradizionali cinesi e, senza grandi aspettative, chiedo a Pan se c’è qualche speranza che il prezzo sia abbordabile. Lui mi dice di non preoccuparmi, perché ‘casualmente’ è in vendita a un prezzo fortemente scontato che rientra nel nostro budget, per cui, dopo averlo provato, confermo alla commessa l’intenzione di acquistarlo. Quando vedo che la signora esibisce un largo sorriso e ci invita in una saletta privata per la cerimonia del tè, inizio a domandarmi quale sia il prezzo reale della camicia e solo una volta tornati a casa mi viene rivelato che, lungi dall’essere scontato, abbiamo pagato per quel capo l’equivalente di circa 120 euro, in quanto è tessuto con il filo ricavato dalle foglie di una pianta che cresce solo nel Sichuan.

Beh, quel che è fatto e fatto e la famiglia di Pan sembra contenta di vedermi vestito in quel modo, perciò il mio imbarazzo diventa meno vistoso.

Il seguente video vi dà un’idea più precisa di cosa sia il Global Center di Chengdu.

Global Center

Diciamo che la sobrietà non è la caratteristica principale di questo edificio

Il giorno seguente non ho ancora assorbito in pieno il cambio di fuso orario, quindi una visita a un luogo di culto in cui regnino pace e tranquillità è sicuramente la scelta più logica. Il tempio memoriale Wuhou, poi, merita particolarmente, non tanto per il tempio in sé quanto per il bellissimo giardino bonsai e l’adiacente parco, che copre quasi 37.000 metri quadri.

Wuhou è stato eretto nel 1672, durante la dinastia Qing, in memoria di Zhuge Liang, stratega militare dell’imperatore Liu Bei, e si trova nella periferia sud di Chengdu.

Molto interessante è anche la strada che si snoda di fianco al memoriale, chiamata Jing Li (ultima foto).

Qui sotto vi offro una panoramica del parco.

Il forte fruscio che sentite in sottofondo è causato da un tipo di cicala endemico del Sichuan. Gli abitanti di Chengdu lo amano, perché per loro rappresenta “il suono dell’estate”.
Canti e balli spontanei, (così come la pratica del tai chi), sono attività quotidiane che possono essere osservate in tutti i parchi e in molte piazze di Chengdu, soprattutto al tramonto.

Wuhou Park

Canti e balli spontanei, (così come la pratica del tai chi), sono attività quotidiane che possono essere osservate in tutti i parchi e in molte piazze di Chengdu, soprattutto al tramonto.

Il Centro di Chendgu

Chengdu è caratterizzata dalla presenza di cinque strade ad anello, simili alle nostre tangenziali, tre delle quali sono gratis mentre le due più esterne sono a pagamento. Sebbene facciano tutte parte del territorio di questa metropoli di 21 milioni di abitanti grande quanto la Calabria, solo le tre strade più interne possono essere considerate cittadine, in quanto le altre due coprono aree più rurali e meno densamente popolate.

Anche se la città è suddivisa in distretti, per capire locazione e caratteristiche di un qualsiasi posto è più pratico specificare all’interno di quale anello si trovi, piuttosto che indicarne il distretto di appartenenza.

Possiamo considerare il centro di Chengdu tutto ciò che si trova all’interno del primo anello, che è anche dove tutto tende ad essere più caro. Le foto e i video di questa sezione del blog sono stati presi in quell’area.

Chunxi Road è una delle zone piú gettonate per lo shopping di lusso a Chengdu, e nonostante il nome inglese “road” suggerisca un’unica via, in realtà al suo interno sono incluse diverse strade, che coprono circa 20 ettari. Oltre a negozi di alta moda, quest’area pullula di ristoranti per tutti gusti e ovviamente di centri commerciali, tra i quali spicca l’IFS, caratterizzato dal suo panda gigante (dopotutto, Chengdu è la città del panda), la cui testa può essere ammirata dell’ampia terrazza nella quale è molto piacevole sorseggiare un drink.

Per fortuna la città non ha scordato le proprie origini, per cui, piuttosto vicino all’IFS, c’è un intero isolato composto di vecchi palazzi restaurati tuttora abitati.

Ma… cosa ci faccio con un granchio di zucchero caramellato in mano? In questa parte di Chengdu, soprattutto nelle zone dello ‘street food’, ossia dei piatti pronti da acquistare da bancarelle e consumare sul momento (attività diffusissima in quasi tutta l’Asia), non è insolito trovare un chiosco che ha una specie di ruota della fortuna appesa alla parete, con un certo numero di animali disegnati sopra.
Si gira la ruota, e l’animale indicato dal puntatore quando la ruota si ferma sarà quello che verrà creato, grazie ad appositi stampi, dal gestore del chiosco. Un’idea carina, che mi auguro possa prendere piede anche in Europa.

E ora, un piccolo sguardo alla vita notturna nel centro di Chengdu. 

Il Lan Kwai Fong è un dedalo di strade interamente occupate da night clubs, in cui si può ascoltare musica di qualsiasi genere e dove inevitabilmente l’alcol scorre a fiumi. Nonostante ciò, le risse o gli incidenti causati da ubriachezza molesta sono piuttosto rari. Nell’ultima foto, potete ammirare lo splendido ponte Jiu Yan Qiao.

Nel seguente video, dopo circa un minuto, potete vedere delle palline di riso glutinato, molto simili ai mochi, che vengono ricoperte con una miscela a base di semi di sesamo, arachidi in polvere e zucchero di canna. Ciò che le rende particolari, e tipiche di Chengdu, è il modo in cui viene ottenuta questa copertura, che vi lascerò scoprire da soli guardando il video.
Per la cronaca, tutte le riprese sono state effettuate ben dopo la mezzanotte di un giorno infrasettimanale, a riprova del fatto che Chengdu è una città che non dorme mai.   

Lan Kwai Fong

Dove la notte è sempre giovane

Un’altra attrazione da non perdere assolutamente a Chengdu è uno spettacolo le cui origini risalgono alla fine della dinastia Ming, e che si tiene all’interno della Sichuan Opera House, nella Quingtai Road, di cui vedete l’ingresso nella prima foto.
Lo spettacolo include cambi di maschera, giochi di ombre, esibizioni con il fuoco, marionette e recitazione di scenette divertenti, almeno stando alla reazione del pubblico.
La sala d’aspetto è molto carina, perché include diversi oggetti tradizionali del Sichuan, e crea l’atmofera per ciò che si vedrà in seguito.  

Per me l’occasione è ancora più speciale, perché posso finalmente sfoggiare il costosissimo camiciotto e sorseggiare tre diversi tipi di tè con pasticcini, in attesa dell’inizio dello show.
Altra cosa molto simpatica è il fatto di poter entrare nei camerini prima dello spettacolo, per assistere alle operazioni di trucco degli attori.

Fare filmati non è permesso, perciò mi limito a scattare qualche foto. Poiché nessuna foto o video sarebbe in grado di riprodurre la magia di una serata di questo tipo, non mi resta che consigliarvi di tenere una serata libera per non perdervi questa occasione, quando sarete a Chengdu.

Se non soffrite di vertigini, un altro modo per trascorrere una piacevole serata in centro è quello di visitare la West Pearl Tower, conosciuta anche come ‘Radio & TV Tower’.
Con i suoi 339 metri di altezza, questa torre è l’edificio più alto di Chengdu, e oltre a offrire un panorama mozzafiato, dispone di un ristorante a 209 metri che ruota su sé stesso, permettendo così ai commensali di vedere un panorama sempre diverso mentre consumano il pasto.
Come in quasi tutti i video in cui parlo inglese, su YouTube è possibile attivare i sottotitoli tradotti automaticamente in italiano, quindi vi invito a usare questa funzione qualora non vi fosse chiaro cosa sto dicendo. 

West Pearl Tower

Cena con vista nel ristorante girevole 

Ora che abbiamo parlato di ristoranti, c’è un posto che merita assolutamente una sosta, se desiderate sperimentare la vera cucina di Chengdu in un’ambiente in cui quasi certamente sarete gli unici stranieri.
Il Kang’erjie Tasty Shashlik, all’indirizzo 99 Zhongdao, non solo non viene menzionato nelle guide turistiche, ma non ha nemmeno un’insegna all’esterno del locale, essendo situato nel cortile di un palazzo senza alcuna indicazione in strada che vi faccia capire da quale portone si debba entrare.
Eppure, per mangiare lì è necessario prenotare con diversi giorni d’anticipo, perché il passaparola tra i locali è una pubblicità più che sufficiente per garantire il successo del locale.
A parte un paio di assaggini offerti dalla casa, che vengono serviti su un piattino, tutto il resto del cibo, cotto alla griglia, viene servito su spiedini che contengono piccoli pezzi di carne (tra cui molte interiora), verdure, funghi o tofu. Alla fine del pasto si paga in base al numero di spiedini presenti sul tavolo, che vengono contati inserendoli in un’apposita macchinetta (e, credetemi, della macchinetta ce n’è bisogno, visto che in due potreste aver accumulato anche più di 30 spiedini). 
Francamente non ho capito come sia possibile calcolare il prezzo in questo modo, dato che gli ingredienti degli spiedini non sono tutti uguali, ma poiché la cifra richiesta era molto ragionevole non ho ritenuto opportuno investigare.
Vi consiglio comunque di far prenotare e di andare lì con una persona che parli cinese, perché né i gestori né quasi certamente gli altri commensali saranno in grado di comunicare con voi in un’altra lingua. 

Ristorante segreto

Quando il mangiare è solo uno degli aspetti interessanti di un ristorante

Se invece avete voglia di un caffè o di una bevanda dissetante a metà pomeriggio, cosa c’è di meglio di un locale al 43mo piano di un grattacielo? Purtroppo non ho segnato l’indirizzo e nemmeno internet mi è d’aiuto, ma come vedete l’edificio è piuttosto insolito e qualsiasi tassista che conosca il centro di Chengdu dovrebbe essere in grado di portarvici, sempre che il locale esista ancora quando leggerete questo articolo.

43rd Floor Café

Per una piacevole sosta con vista mozzafiato

Che ne dite di chiudere questa carrellata di attrazioni del centro città con un’indigestione di grattacieli?
Anche se non sono visitabili, quando ne vedo uno bello non riesco a fare a meno di restarne affascinato.
Quelli mostrati qui sono quasi tutti all’interno di un’area molto costosa di Chengdu chiamata Century City.  

Century City

Perché venti grattacieli sono meglio di uno

Muoversi a Chengdu

Come potete immaginare, spostarsi in auto in una città di 21 milioni di abitanti può essere un incubo, anche se qui, come in quasi tutte le metropoli asiatiche, vige un sistema di cui vi parlerò dopo, che permette di limitare in qualche modo un eccessivo congestionamento del traffico.

Ma quali sono le alternative all’automobile?

Al primo posto non possono che esserci i motorini, che qui vediamo parcheggiati ai piedi di una scala che porta al 2nd ring road, di cui parlerò più avanti. Poi ovviamente c’è la metro, con 12 linee operative che posizionano il sistema metropolitano di Chengdu al 4° posto al mondo in termini di lunghezza.

Ho trovato molto carina la scritta in inglese sulla porta scorrevole: “Ci auguriamo che godiate di un viaggio civilizzato”, traduzione approssimativa di “Vi invitiamo a comportarvi in modo civile”. E civili i chengdunesi lo sono di sicuro, visto che nonostante non fossi Matusalemme ho sempre trovato un giovane pronto a cedermi il posto, appena salivo su un vagone della metro o su un bus.

Parlando di bus, che a quanto pare sono perfetti per fare un pisolino anche quando il mezzo è strapieno, non possiamo non citare il 2nd ring road, il secondo anello più interno delle 5 tangenziali che attraversano il territorio di Chengdu.
Lungo 28,4 km, la sua peculiarità consiste nel fatto di essere interamente sopraelevato, con un’altezza che varia tra i 15 e i 23 metri. Chengdu, peraltro, è l’unica città al mondo che vanta una linea di bus che copre una strada sopraelevata. Ecco perché in una foto precedente abbiamo visto decine di motorini parcheggiati ai piedi di una scala che sale verso una fermata di questo bus, sul quale ora faremo un giretto.

Bus sul 2nd Ring Road

Immaginate lo spettacolo di girare in tondo all’interno di una metropoli a 20 metri di altezza

Un modo insolito e divertente per spostarsi viene poi offerto dal huosanlun, veicolo a tre ruote vietatissimo all’interno del primi due anelli ma tollerato nelle zone più periferiche, dove il traffico è meno intenso e metro e bus coprono meno aree. Io l’ho usato il giorno dopo il mio arrivo per recarmi alla stazione di polizia, dove ho compilato il modulo di presenza e ho avvisato dei miei spostamenti previsti, procedura obbligatoria per qualsiasi straniero che entri a Chengdu, ma suppongo anche in tutto il resto della Cina.

La stessa tolleranza viene usata nei confronti dei tanti ragazzi che offrono un passaggio in motorino in cambio di qualche spicciolo, e per le bancarelle improvvisate di cibo pronto da consumare che si vedono qua e là, sempre nelle zone periferiche.
Anche se le autorità non lo ammetteranno mai, è chiaro che dare la possibilità di sopravvivere in qualche modo a chi per vari motivi troverebbe difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro viene considerata una priorità, rispetto all’adempimento alle normative.

Housanlun

Per i nostalgici delle tre ruote

E i pedoni come se la cavano? Beh, diciamo che attraversare per la prima volta uno dei tanti grandi incroci che si trovano nella capitale del Sichuan è un’esperienza elettrizzante, per chi non è abituato a vedersi sbucare biciclette, motorini, macchine e camion da tutte le direzioni anche quando ha il semaforo verde.
Attenzione, questo non è segno di scarso rispetto per le regole, perché anche gli altri a tutti gli effetti hanno il verde! Come è possibile? Mi è stato spiegato che se non si facesse così, ossia se si desse il verde solo ai pedoni e alle macchine che procedono parallele a loro, in pochi minuti si creerebbero ingorghi di decine di chilometri assolutamente impossibili da gestire.

Quindi, come ci si deve comportare? Semplice: basta mantenere la stessa direzione e velocità per tutta la durata dell’attraversamento, in modo che l’occhio e il cervello allenato dei conducenti possa calcolare dove vi troverete nei secondi successivi, ed evitare così una collisione. Cambiare direzione o, peggio ancora, farsi prendere dal panico e bloccarsi in mezzo alla strada, sono un modo sicuro di mettersi in pericolo.
All’inizio questo comportamento è più facile a dirsi che a farsi, tanto che i primi tre giorni mi sono rifiutato di attraversare i grandi incroci se Pan non mi prendeva per mano. A dire il vero, la stessa cosa mi era successa anche a Napoli e Palermo, ma questa è un’altra storia…  

Incrocio

Chi cerca emozioni forti può sempre decidere di attraversare un grande incrocio

Musei e similari

Confesso di avere dedicato ben poco tempo in questo viaggio nel Sichuan alla visita di musei, in quanto mi sono concentrato più su altre attività. Ecco perché in questa sezione vi mostrerò solo un museo vero e proprio, più altri due posti che credo potrebbero essere apprezzati da quasi tutti.

Al primo posto c’è sicuramente il Giant Panda Breeding Research Centre, ossia il principale centro mondiale di ricerca e tutela del panda. Purtroppo, quando ci sono andato, i panda rossi erano nel periodo riproduttivo e quindi l’accesso alla loro area era vietato, ma la visita è stata comunque molto interessante.
La qualità del video lascia a desiderare, ma sul sito ufficiale potete comunque trovare molto materiale per approfondire la vostra conoscenza su questi affascinanti animali, inclusi splendidi video e foto.

Panda che mangia

Alla fine, essere un panda non è poi così male

Parlando di musei veri e propri, il Jinsha Site offre una panoramica molto interessante sulla storia della città, dalla sua fondazione ai giorni nostri, in un percorso che si snoda in cinque sale, più un’altra dedicata alle esibizioni temporanee.
Di questo museo ho apprezzato anche il parco, nel quale si possono ammirare alcuni animali, e soprattutto gli sforzi per attirare l’attenzione dei bambini, con pannelli e sale dedicate.

L’ultima proposta di questa sezione potremmo chiamarla il ‘Museo delle illusioni ottiche’, visto che non saprei che nome dargli.
Non ricordo nemmeno l’indirizzo, ma questo ha poca importanza perché a Chengdu ci sono almeno cinque posti del genere, e tutti propongono più o meno le stesse attrazioni, con le quali passare il tempo facendosi fare delle foto in punti ben specifici della sala. Il divertimento è assicurato! 

Centri commerciali & karaoke

Qualcuno potrebbe domandarsi se sia proprio necessario dedicare una sezione di questo racconto ai centri commerciali. Beh, forse non tutti lo sanno, ma in molti Paesi asiatici i centri commerciali sono un vero spettacolo per gli occhi, al di là dei negozi, per via dell’opulenza nelle decorazioni e dell’attenzione ai dettagli. O forse avete già dimenticato il Global Center, che abbiamo visitato a inizio viaggio?
I centri commerciali di Chengdu, poi, hanno due caratteristiche che apprezzo molto: ci sono molte attività per bambini, sia all’interno che all’esterno, e in molti ci sono piste regolamentari per la pratica del pattinaggio di figura (e non solo).
Per certificare quanto seriamente questa attività venga presa, in una delle piste, pochi giorni prima della mia visita, si erano esibiti i bi-campioni mondiali e vice campioni olimpici Pang Quing e Tong Jian.
E cosa dire dell’ironia nella scelta del nome di certi negozi, giocando sul fatto che i cinesi sono famosi per clonare e riprodurre praticamente qualsiasi oggetto?   

I karaoke, poi, sono spettacolari, e li ho messi insieme ai centri commerciali perché su di me hanno lo stesso effetto energizzante. Lì, si mangia, si beve, e ogni tanto si canta pure…

…e poiché io sono anche un cantante (a proposito, non scordatevi di dare un’occhiata anche alle pagine di questo sito dedicate ai miei album),  non potevo esimermi dal proporvi un estratto della mia esibizione sulle note di ‘The Winner Takes It All’. Non vedevate l’ora, confessatelo!

The Winner Takes It All

Sir Joe, travestito da Agnetha Fältskog, si esibisce in una saletta karaoke

Monte Qingcheng (nascita del Tao)

Nell’anno 143, il religioso Zhang Ling decise di trasferirsi sul monte Qincheng, più precisamente all’interno della caverna Tianshi, alla ricerca della purezza assoluta, del senso di scopo e del contatto con la natura, sviluppando una serie di precetti che fondarono la base di ciò che è poi diventato il taoismo.

Ecco perché Pan e io, dopo due settimane di spasso continuo a Chengdu, abbiamo deciso di concederci una pausa e di trascorrere un paio di giorni in un ambiente meno mondano e più spirituale.

Arrivare qui da Chengdu è molto semplice, poiché basta prendere il treno per Qingchenshan e da lì un taxi, che in poco tempo vi lascerà all’imponente porta d’ingresso alla montagna. Già prima di iniziare la salita, il panorama è incantevole. 

L’ascesa per arrivare ai 1.220 metri di altezza della cima è sicuramente impegnativa, ma è resa piuttosto agevole dalla presenza di scalini lungo l’intero percorso, oltre che di molti punti di ristoro e strutture in cui riposarsi all’ombra.

A circa metà percorso c’è un’area di sosta con un bel tempio in cui è possibile pregare, mini-ristoranti per mangiare e, se si è fortunati, si può vedere un maestro esercitare l’arte della calligrafia.

Un po’ più in altro c’è anche la locanda dove ci siamo fermati per la notte (vedi video più in basso).

Il panorama dalla cima del monte è mozzafiato. Una volta giunti lì, l’usanza è quella di scrivere una frase di augurio su un bigliettino, e appenderla dove si trova posto.
La discesa avviene da un altro versante della montagna, pertanto il pericolo di annoiarsi non esiste nemmeno al ritorno.

Il racconto si conclude con un breve video riassuntivo. Premesso che nessun video può ricreare la magia dell’ascesa su questa montagna, e che in segno di rispetto ho deciso di non filmare i momenti di preghiera, mi auguro che vi siate comunque convinti che se siete a Chengdu vale la pena pianificare un paio di giorni per questa escursione fuori città.

Monte Qingcheng

Non sarà l’Everest, ma quando sei lassù ti sembra davvero di essere in cima al mondo

Dujiangyan

Con la parola Dujiangyan si indicano sia una città che un sistema di irrigazione patrimonio dell’UNESCO costruito verso il 256 A.C. per contenere e sfruttare le acque del fiume Min Jiang, e che è in funzione ancora oggi.

Come vedete dalla cartina presa dal sito ‘Sichuan Travel Guide’, dal monte Qincheng ha senso effettuare una sosta nell’area indicata come ‘Du Jiang’, prima di tornare a Chengdu.
Il modo migliore per ammirare il sistema di irrigazione è quello di recarsi alla splendida torre Qinyan, posta su un cocuzzolo dal quale si può ammirare tutta la valle. Il problema non è tanto salire la collina, poiché una lunghissima scala mobile elimina tutta la fatica, quanto l’attraversamento del ponte sospeso sul fiume Min Jian chiamato Anlan, che è lungo 261 metri e oscilla più di quanto un certo numero di persone sia disposto a sopportare. D’altra parte, quel ponte è considerato uno dei cinque più antichi dell’intera Cina, perciò qualsiasi intervento viene eseguito solo per garantirne la sicurezza, senza alterarne l’essenza.
Detto ciò, la torre può essere raggiunta anche dal versante opposto, perciò, se non siete in vena di avventure, potete scegliere quella soluzione, anche se a mio avviso vi perdereste un gran divertimento.

Il secondo motivo che giustifica una visita a Dujiangyan è l’attraversamento dei suoi bellissimi ponti coperti, che per qualche  strano motivo vengono completamente ignorati nelle guide turstiche del luogo.
Qui sotto potete vedere un paio di esempi, più un video riassuntivo della mia esperienza in questa bellissima zone situata 45 km a nord-ovest di Chengdu.  

Torre Qinyan

Vista indimenticabile del sistema di irrigazione dujiangyan

Nanchong

Nanchong è una città di circa due milioni e mezzo di abitanti, situata 200 km a est di Chengdu.
Nonostante sia indubbiamente carina da visitare, confesso che ci sono andato solo perché Pan ha alcuni parenti che voleva presentarmi.
Vi mostro comunque  alcune fotografie, anche perché lì ad esempio ho scoperto un’usanza interessante che non ho avuto modo di osservare a Chengdu, ossia la consuetudine di far seccare i noodles e i peperoncini sui marciapiedi fuori casa.

Mangiare a Chengdu

Torniamo per un momento a Chengdu, per occuparci di ristorazione.

Così come gli abitanti di Shanghai sono visti dagli altri cinesi come operosi e sempre concentrati a far soldi, e i pechinesi come boriosi e arroganti (e in questo condividono la sorte degli abitanti di molte altre capitali), i chengdunesi sono considerati i pigroni della Cina, quelli sempre pronti a mangiare e divertirsi!
Anche se la realtà è un po’ diversa, questa nomea rende l’idea di quanto importante sia l’atto di cibarsi, non solo a Chengdu ma in realtà un po’ in tutto il Sichuan.
A Chengdu, poi, ci sono intere strade totalmente occupate da ristoranti su entrambi i lati (parliamo quindi di decine di locali in pochi metri quadrati), e nelle zone meno coperte c’è sempre qualche bancarella improvvisata sul marciapiede che offre cibo pronto da consumare al momento.
Da ciò si evince come la qualità sia mediamente alta, indipendentemente dalla statura del locale, perché un ristorante non in grado di offrire cibo all’altezza non sopravviverebbe più di qualche settimana.
In pratica, a Chengdu mangiare in casa è quasi più un’eccezione che una regola, anche perché molti locali sono aperti pure di notte e i prezzi sono per tutte le tasche, dai ristoranti stellati ai quattro muri scrostati in cui si mangia con posate di plastica e piatti e tovaglioli di carta.
Dovete anche fare attenzione a quanto ordinate, perché la situazione può andare facilmente fuori controllo, come avete visto nelle foto sopra.

A volte, in un ristorante possono verificarsi eventi inaspettati e molto simpatici, e ora vi racconterò cosa mi è successo in un locale in stile militare, del quale purtroppo non ricordo più il nome.
In realtà dove sia successo esattamente non è così importante, perché a Chengdu mangiare è una festa, un evento da celebrare in allegria e convivialità, pertanto qualcosa di simpatico vi potrebbe capitare ovunque.

Dunque, entriamo in questo locale in cui, tanto per cambiare, sono l’unico stranero.
Per qualche motivo a me ignoto, un cameriere in tuta mimetica mi accoglie chiamandomi ‘Maestro’, mi regala un panno per pulirmi le lenti degli occhiali e poi, prima di farmi accomodare, mi invita ad indossare un grembiule per evitare di macchiarmi i vestiti. Quest’ultima in realtà è un usanza molto comune in tutta la Cina e anche, come scoprirò qualche anno più avanti, in Sud Corea.
Mentre fisso con preoccupazione il pentolone, presagendo l’ennesimo gigantesco pasto super piccante, noto che un cameriere con le orecchie di maiale ha preso in mano il microfono, per dire: “Ora offrirò un dono a una persona scelta a caso, se sarà in grado di battermi a una mano di morra cinese”.
Ovviamente sceglie la persona dall’aspetto più insolito per lui, io riesco a batterlo con il suo generoso contributo, e così mi porto via il peluche. Potete immaginarvi il ritorno a casa in bus, con in braccio quell’enorme orso viola che è tuttora il re incontrastato di una stanza di casa mia in Italia. 

Anche i reparti alimentari dei supermercati sono affascinanti per un europeo, per la presenza di molti prodotti che noi non siamo abituati a vedere negli scaffali. Al di là dei frutti esotici, pensate solo alle decine di tipi diversi di salsa di soia, o ai numerosi tipi di zucchero da acquistare letteralmente a palate.
Per comodità, ho inserito un testo sotto ogni foto.

E ora preparatevi a una scorpacciata (purtoppo solo per gli occhi) di alcune prelibatezze, non solo della cucina cinese, che potete trovare nei ristoranti del Sichuan.
Vi ricordo che, cliccando su una foto, potete vederla a grandezza naturale. Se volete qualche delucidazione in più su un piatto, non esitate a scriverlo nei commenti a piè pagina, e io farò il possibile per fornirvi dei dettagli.

Questo gustoso capitolo dedicato al cibo e alle bevande si chiude con un video girato a Nanchong con i parenti di Pan, nel quale spiego che le bevande alcoliche vengono versate in una coppa fatta di fango cotto nel forno, mentre il cibo viene disposto su un piatto rotante al centro del tavolo.
Ognuno prende e consuma un po’ del cibo che è più facilmente raggiungibile, poi il piatto viene fatto girare affinché altro cibo diventi disponibile. Quando un piatto è vuoto viene sostituito con un’altra portata. Di solito le portate sono una decina, ma nei pasti con i parenti 
di Pan ne ho sempre contate almeno sedici. Non dico altro…

Ciò che da sempre apprezzo del modo di mangiare dei cinesi è l’assenza del concetto di ‘porzione’. Tutte le portate vengono disposte a centro tavola, e ognuno pesca da lì e ne mette una piccola quantità nel piattino che ha davanti. Il sistema funziona perché c’è una totale fiducia sul fatto che nessuno ne approfitterà per ingozzarsi dei piatti più saporiti o più cari, lasciando quelli meno appetitosi agli altri.
Anche se questa caratteristica si riscontra anche in altri Paesi asiatici, credo che in questo caso entri in gioco anche la tradizione cinese per cui ciò che conta non è il singolo bensì il collettivo, e quindi al singolo non è permesso compiere un’azione che potrebbe danneggiare il collettivo.

Piccola digressione: avete notato che negli sport o attività di spettacolo in cui è richiesta una perfetta sincronia di movimenti tra vari componenti di una squadra, i cinesi sono sempre i migliori o comunque tra i migliori?
Anche questo deriva dalla loro venerazione per il bene collettivo, perché accettare di allenarsi e sacrificarsi per diverse ore al giorno tutti i giorni per un qualcosa che non porterà gloria personale (qualcuno sa dire il nome di uno di questi atleti o acrobati?) richiede una mentalità in cui l’ego è quasi totalmente soffocato dalla ricerca di un bene superiore, che si ottiene solo attraverso il lavoro di squadra.      

Cena a Nanchong

La sottile arte della condivisione

Le foto rubate

In questa mini sezione non voglio mostrarvi un luogo in particolare, bensì dei frammenti di vita quotidiana che mi hanno colpito, e che per questo desidero condividere con voi.

I cinesi amano leggere, e i lettori più avidi sono i bambini! Che sia una libreria o la sezione libri di un supermercato, ogni posto è buono per sedersi dove capita e mettersi a leggere.
Provate a immaginarvi la scena seguente: una dozzina di bambini più qualche adulto seduti in terra, nel silenzio più assoluto, ognuno di loro immerso nel proprio mondo. Nei loro occhi non traspare la noia di dover svolgere un compito imposto, bensì una genuina bramosia di conoscenza. Non è una meraviglia?
Se vi sembra strano che un luogo preposto a vendere libri e non a prestarli permetta una cosa del genere, dovete tenere presente che a Chengdu le biblioteche sono poche e non molto ben organizzate, per cui le librerie suppliscono alla carenza di questo servizio.  

Come ho già avuto modo di dire, molti centri commerciali offrono occasioni di svago per i bambini, e molte di queste sono a carattere educativo. Il tema di questo angolo all’interno di un centro, ad esempio, è la preistoria, con una particolare attenzione ai dinosauri.

Il tai chi, in questo caso con le spade, viene praticato da migliaia di chengdunesi ogni giorno, appena cala la sera, nelle piazze o nei parchi, magari vicino ad un laghetto. Pura poesia in movimento…

Nonostante ormai tutti abbiano un televisore in casa, in estate é ancora normale che i bar mettano un televisore all’esterno del locale, per permettere a chi abita in zona di guardare la TV tutti insieme e commentare quanto viene trasmesso.

Considerazioni finali

Uno dei fattori che mi ha portato a intraprendere questo viaggio nel Sichuan è stato senza dubbio la curiosità di scoprire come siano in realtà i cinesi, perché capirlo da quelli emigrati non solo in Italia ma in gran parte del mondo occidentale è quasi impossibile, trattandosi di una comunità molto chiusa e poco propensa a integrarsi con noi.
Premesso che ovviamente ci sono diverse eccezioni, il motivo è semplice: i cinesi arrivati da noi sono quasi tutti commercianti, interessati solo a fare più soldi possibile per poi tornare a casa. Ci rispettano, non ci creano problemi, ma per loro noi siamo solo dei clienti, e non hanno alcun interesse a cercare di comprenderci.
Nonostante non ci sia nulla di male in tutto ciò, mi auguro davvero che i cinesi di seconda generazione si integrino con noi, e che diventi sempre più normale vedere italiani di origine cinese avvocati, impiegati di banca e così via.

Esiste poi una seconda categoria di cinesi poco accessibili, in questo caso purtroppo non del tutto per loro scelta: è la gente che fa parte di quella fetta di popolazione, soprattutto a nord e ovest del Paese, che diventa facile preda dei mercanti di uomini, poiché per motivi geografici o semplicemente perché nata povera non ha avuto accesso a un livello di istruzione adeguato.
I mercanti ne smistano ogni anno a migliaia nei vari Paesi europei, dove diventano schiavi nelle concerie o, nel caso delle le ragazze, finiscono nel giro della prostituzione e delle ‘massaggerie’.
Perché nessuno muove un dito per bloccare questa tratta degli schiavi? Perché gli ingressi irregolari via terra, peraltro più numerosi rispetto a quelli via mare, non si notano facilmente e quindi, non facendo rumore, non vengono percepiti dalla popolazione come un problema sul quale i politici dovrebbero mettere mano.

Tornando al viaggio, per mia fortuna nel Sichuan ho scoperto in generale un popolo allegro, operoso, ottimista per il futuro e piuttosto consapevole della sua posizione nel mondo.
Anche se sono in parte critici, a volte giustamente, verso il modo di vivere nell’occidente, ho trovato poche persone del tutto indottrinate verso un certo tipo di pensiero, e questo mi rende ottimista verso una possibilità di dialogo tra il loro mondo e il nostro, magari non a livello istituzionale ma sicuramente a livello della gente di strada.
Il ricordo più bello che mi sono portato a casa è senza dubbio l’attesa quotidiana del tramonto, per vedere gli anziani ballare o praticare il tai chi, e l’attenzione rivolta alle attività di svago e di educazione dei bambini.
Qualora non si fosse capito … non vedo l’ora di ritornarci!

Vi saluto con un video riassuntivo, e mi auguro che avrete voglia di leggere anche i racconti dei miei altri viaggi. Se queste pagine vi sono piaciute, vi sarei grato se lasciaste un commento qui sotto, perché i riscontri sono essenziali per farmi capire se questo servizio sia utile o meno.
Le critiche costruttive e i racconti di altre persone che hanno passato un po’ di tempo nel Sichuan sono anche benvenuti, così come suggerimenti per altri luoghi dell’Asia che vi piacerebbe vi raccontassi.
Vi suggerisco anche di seguire il mio profilo instagram (cliccare sull’icona a fondo pagina), per essere i primi a scoprire quando pubblicherò altri resoconti di viaggi.  

Grazie, e alla prossima!  

Sichuan

Riassunto in immagini di un’esperienza fantastica!