The observer

Ho iniziato a lavorare sui brani de ‘The Observer’ nel 2007, quando abitavo a Barcellona, anche se all’epoca non avrei mai immaginato che un giorno sarebbero usciti all’interno di un album.
La svolta è arrivata a giugno del 2008, quando la rivista inglese ‘Future Music‘ mi ha comunicato che ‘The Sign of Virgo’, che avevo inviato loro senza alcuna aspettativa, sarebbe stata recensita e pubblicata nel numero di luglio della rivista. In quel momento mi sono reso conto che poteva valere la pena investire più tempo e risorse in questo hobby.
Musicalmente, l’intero album è un tributo alla musica elettronica di fine anni ’70 e degli anni ’80. Questo si evince anche dalla scelta dei suoni, generati per un buon 90% da emulazioni di synth analogici e modulari usciti in quel periodo.

THE OBSERVER è stato pubblicato nel 2011 da Calembour Records, e lo si trova su tutte le maggiori piattaforme di musica in streaming.
Su YouTube è anche disponibile il video della canzone ‘The Sign of Virgo‘.
Per avere il cd (che include un booklet di 12 pagine con testi e foto) per soli 5 euro + spedizione, basta inviarmi un messaggio attraverso la pagina ‘Contatti’.

Brano fondamentale della mia avventura musicale, perché senza ‘The Sign of Virgo’ quasi certamente non ci sarebbe Sir Joe, come ho scritto nell’introduzione.

Per quanto possa sembrare strano, lo spunto per il ritornello  mi è venuto ascoltando un vecchio brano del cantante polacco

Il video, che trovate su YouTube, è stato girato nel garage del front man dei ‘The Frozen Autumn’ Diego Merletto, che ha usato il suo ingegno per trasformare un ambiente anonimo in un perfetto set da video. 

Una sera del 2009, tornando a casa a Cracovia da un club in cui suonavano principalmente musica EBM, mi sono domandato se sarei stato in grado di comporre un brano che ricalcasse un po’ quel genere, e sono partito dalla martellante e ripetitiva linea di basso.

Per la parte cantata, sapevo che il tedesco sarebbe stata la lingua perfetta, ma non padroneggiandolo a un livello tale da permettermi di scrivere un testo, ho deciso di copiare quasi integralmente una lezione da un vecchio corso, che parlava di una tranquilla gita sul Reno. Ho trovato molto divertente la totale dissonanza fra il testo e la musica, anche se chi conosce il tedesco potrebbe non pensarla allo stesso modo.

‘Frei’ ha avuto un discreto successo in alcuni club tedeschi e scandinavi, nei quali è stata proposta con regolarità.

Qualora vi chiedeste chi sia questa “She” di cui parlo, la risposta è … la morte, che prima o poi bussa alla porta di tutti noi: “She came down, and knocked at my door”.

Per la parte musicale che funge da ponte tra la fine del ritornello e l’inizio del verso successivo, ho preso spunto da ‘Please, Please, Please, Let Me Get What I Want‘ dei ‘The Smiths’.

Questo brano parla di un alieno che, giungendo sul nostro pianeta, rimane così sconvolto dalla nostra crudeltà da perdere la sua purezza e scivolare velocemente nella follia: “Show  me your wicked world, then you can be sure that from today I’ll be no longer pure”. Ecco perché il brano parte con suoni piuttosto dolci e un’atmosfera da ambient music per poi cambiare decisamente passo, anche grazie a una batteria incalzante e a chitarre disorte.

La scelta della doppia voce deriva dal fatto che l’alieno non ha un gender, quindi mi piaceva l’idea di farlo parlare con una voce sia maschile che femminile. A tal proposito, desidero ancora ringraziare Sara L.C., che ha fatto un ottimo lavoro pur dovendo registrare la sua parte nella mia cucina e con mezzi di fortuna.

Per quanto riguarda il testo, il brano è una presa in giro di quegli pseudo-intellettuali che cercano di impressionare la gente attraverso un linguaggio forbito, atto a mascherare la pochezza dei contenuti: “When meaningless ramblings sound so intellectual”. Di conseguenza vengono espressi vari concetti e frammenti di frasi prese a caso, legati in qualche modo al tema di cosa è reale e cosa non lo è.

Musicalmente, l’introduzione è un chiaro riferimento a ‘If I ever‘, dei ‘Red Flag’.

In origine, il testo parlava della profezia dei Maia sul 2012, con le relative interpretazioni (fine del mondo o inizio di un nuovo ciclo). In seguito, ho pensato che avrei preferito una storia che rimanesse attuale anche dopo quella data, per cui ho eliminato il riferimento ai Maia pur mantenendo il tema del cambiamento, sempre inteso come fine del mondo o inizio di un nuovo ciclo.

Musicalmente, penso che la mia ammirazione per Gary Numan non sia mai stata così evidente come in questo brano.  

‘Sahara’ è l’ultimo pezzo che ho composto per ‘The Observer’. Avendo gli altri brani un testo in inglese o tedesco, mancavano ancora le altre due lingue a cui mi sento particolarmente legato, per cui ho deciso di risolvere la questione scrivendo un breve testo in italiano, per poi ripeterlo quasi parola per parola in spagnolo.

Chi conosce i D.A.F. avrà quasi certamente notato l’affinità di questo brano con il loro ‘Der Räuber und der Prinz‘.

Questo è l’unico caso, almeno sinora, in cui ho scritto un brano avendo in mente sin dall’inizio che tipo di voce avrebbe dovuto cantarlo.

Di solito infatti lascio che gli spunti arrivino da soli (qualcuno potrebbe chiamarla “ispirazione”), per poi registrarli velocemente in modo da non farmeli scappare e con il tempo arricchire quello che è già lo scheletro di una canzone. In questo caso, invece, appena ho avuto la conferma che Froxeanne era disponibile a cantare un mio brano, mi sono messo al lavoro per creare una parte vocale che mettesse in risalto tutte le sue notevoli qualità.

Il risultato finale è stato persino superiore alle  mie aspettative, forse anche perché Froxeanne si è sentita molto in sintonia con la canzone e quindi è riuscita a dare il suo meglio.

Il brano tratta principalmente due temi: quello degli “haters”, fenomeno sempre più attuale sebbene il testo sia stato scritto nel 2010, e quello dei raccomandati.

Per quanto riguarda la sua creazione, è l’unico che ho composto lavorando esclusivamente con FL Studio, un programma che ho sempre faticato a digerire e che di solito uso solo per la costruzione delle parti ritmiche. Se solo trovassi il tempo e la voglia di padroneggiarlo meglio, penso che potrei ottenere risultati ancora migliori rispetto a quanto espresso in questo pezzo. 

Sono molto orgoglioso di questo brano, perché il testo è il sunto di tutta una serie di studi e letture sul miglioramento personale che ho compiuto a partire dal 1998, mentre musicalmente racchiude vari stili ai quali sono particolarmente legato.
I temi che tratta sono espressi mirabilmente da autori come Eckhart Tolle, Neale Donald Walsch e Jon Kabat-Zinn, e sono anche discussi in dettaglio nel mio libro ‘Conoscere la Mente Profonda‘. Pertanto, un brano così non poteva che chiudere l’album e dargli il titolo.

La frase “You are needed for the symphony” prende spunto da ‘Symphony in Blue‘, di Kate Bush: “…for now I know that I’m needed for the symphony”.