Thailandia e Malesia

(13 ottobre – 1 novembre 2018)

Presentazione Thailandia

La Thailandia, nota in passato come Siam, è uno Stato dell’Asia sud-orientale che conta circa 70 milioni di abitanti,  e copre una superficie di poco più di 513.000 km quadrati. È retta da una monarchia parlamentare, almeno in teoria, e ha Bangkok come capitale.

Il nord della Thailandia è molto montuoso, mentre la parte centrale è perlopiù pianeggiante e la lunga striscia peninsulare a sud  presenta a sua volta formazioni montuose.

Ho scelto di effettuare il viaggio al termine della lunga stagione monsonica, che va da maggio a settembre, perché i prezzi sono ancora da bassa stagione ma il tempo migliora sempre più con il passare dei giorni, per cui mi è sembrato il compromesso ideale.

Ho soggiornato A Bangkok, Krabi e Chiang Mai, in modo da poter assaporare rispettivamente la vita caotica di una metropoli di oltre 10 milioni di abitanti, il relax delle famose spiagge della costa e l’atmosfera pacifica, quasi sacra, che si respira al nord. 

Inoltre, avendo degli amici anche a Kuala Lumpur, ho pensato valesse la pena fare un salto anche nella capitale della Malesia, situata poche decine di km a sud del confine con la Thailandia, ed esplorarne i dintorni.

Partenza per Bangkok

Air Italy, compagnia nata pochi mesi prima dalle ceneri di Meridiana, propone a un prezzo di lancio molto vantaggioso un volo diretto da Malpensa, che in meno di 12 ore permette di raggiungere Bangkok. Poiché i miei spostamenti non saranno lineari, bensì di questo tipo: Bangkok – Krabi – Kuala Lumpur – Bangkok – Chiang Mai – Bangkok – Milano, ho deciso di partire con un sollo trolley da portare con me a bordo.

Dato che la temperatura in tutti i luoghi da visitare dovrebbe sempre aggirarsi intorno ai 30 gradi (escluso Chiang Mai, dove di notte fa un po’ più fresco), qualche maglietta e due paia di pantaloncini saranno più che sufficienti, oltre ovviamente alla biancheria intima.
Il servizio lavanderia negli alberghi thailandesi è molto economico, e il non dover fare il check-in del bagaglio mi permetterà di risparmiare moltissimo sfruttando le tariffe delle numerose compagnie low cost che operano nell’area, che funzionano con lo stesso principio di RyanAir, ossia biglietto base per pochi euro e costo check-in bagagli fino a tre volte più caro. 

Dovendo stivare tutto ciò che può servirmi durante il lungo volo all’interno del trolley, decido di spendere i 30 euro necessari per il servizio Priority Board, che permette di effettuare l’imbarco insieme ai passeggeri della business class, e quindi mi garantirà di poter mettere il trolley sulla testiera sopra il mio posto e potevi accedere facilmente durante il volo.
Con mio grande sgomento, al momento dell’imbarco vengono chiamati direttamente i passeggeri della classe economy, e io mi ritrovo in fondo alla fila perché non ero preparato a una sorpresa del genere. Alle mie rimostranze, l’addetto al gate mi spiega che non c’era nessun passeggero in business class e che Air Italy non ha informato nessuno dell’esistenza del servizio Priority Board. 
Fortunatamente il volo non è pieno, e in qualche modo riesco comunque a sistemare il bagaglio nei pressi del mio posto. Per inciso, la stessa identica scena si ripeterà sul volo di ritorno.
Col senno di poi, forse non è così strano che Air Italy cesserà di operare e verrà liquidata solo 16 mesi più tardi.

Per fortuna il panorama in volo è bellissimo per gran parte del viaggio (ammesso che, come me, tu sia amante dei paesaggi aridi, rocciosi e desertici), e il tempo scorre veloce e senza ulteriori episodi spiacevoli. 

Primi giorni a Bangkok

Per farti comprendere ciò che è accaduto una volta atterrato a Bangkok, devo prima spiegarti meglio il tipo di rapporto che ho con le persone che vado a visitare durante i miei viaggi in Asia.
Si tratta sempre di persone conosciute in rete per i motivi più disparati, e con le quali nel corso degli anni si è instaurato un solido rapporto di amicizia. Sono quasi sempre molto più giovani di me, e questo mi garantisce due vantaggi, ossia una maggior disponibilità di tempo da parte loro perché  non hanno ancora messo su famiglia, e la possibilità di dare uno sguardo sul futuro del loro Paese, attraverso l’analisi del loro stile di vita, atteggiamenti, aspettative e così via.

Quando si tratta dei thailandesi, però, bisogna tenere conto di un altro aspetto: come mi hanno spiegato loro stessi, nella loro cultura il rapporto tra un giovane e un ‘anziano’ (inteso come una persona sopra i 50 anni) è basato sulla reciproca assistenza, ossia l’anziano provvede a tutte le esigenze materiali del giovane, che a sua volta mostrerà rispetto e devozione verso l’anziano cercando di soddisfare le sue esigenze.
Nella sua forma più degenerata, questo tipo di relazione porta ad abusi di ogni  genere, anche verso minori, e non a caso la Thailandia è purtroppo famosa anche per i viaggi del sesso da parte di uomini occidentali di mezza età, che per pochi soldi abusano sessualmente di minorenni, soprattutto nella zona di Pattaya, approfittando della loro povertà.
Nel mio caso, invece, l’accordo con un ragazzo venticinquenne con cui ero in contatto regolarmente da quasi un anno era che io avrei pagato l’albergo e i pasti anche per lui (non abitava a Bangkok), e in cambio lui mi avrebbe fatto da guida per tutta la mia permanenza nella capitale.
Purtroppo, quando un rapporto è basato più sulla convenienza reciproca che sull’affetto, si corre il rischio che la legge del mercato abbia il sopravvento, ed è esattamente quello che è successo a me: nessuno ad aspettarmi in aeroporto, nessuno che risponde ai miei messaggi e chiamate. Il ragazzo in questione si è poi scusato un paio di giorni più tardi via sms, dicendomi che aveva trovato un modo più redditizio per trascorrere quelle giornate, e da allora non l’ho mai più sentito.
Per fortuna avevo un secondo contatto, che si è rivelato più affidabile e mi è stato molto utile durante i miei giorni a Bangkok, ma anche lui è ‘sparito’ una volta concluso il suo compito, ed è il motivo per cui non mostrerò il suo volto nella foto più in basso che ci ritrae insieme.

Con questo ti sto forse dicendo che i thailandesi sono solo degli ingrati parassiti? Assolutamente no! Come dimostrerò nel resto di questo articolo, i thailandesi sono un popolo gentile e sempre sorridente, vittima degli abusi di un sistema politico poco interessato al benessere del popolo, e che cerca di cavarsela nel modo che ritiene più opportuno.
Chi non vive la loro situazione non ha alcun diritto di giudicarli, ma è giusto che venga messo a conoscenza di alcune dinamiche sociali che vigono in quel Paese e con le quali un giorno potrebbe avere a che fare.

Come primo albergo ne ho scelto uno nella zona nord della città, non distante dal secondo aeroporto in ordine di importanza, il Don Muang, dal quale solo due giorni dopo partirà il mio volo per Krabi, al mattino presto.
Un ranocchio entrato chissà come nella hall mi saluta al momento del check-in, ma nonostante questa premessa non troppo incoraggiante il Livotel di Kasetnawamin si rivela una struttura molto pulita, tranquilla e accogliente. 

Chiamo il ragazzo con il quale avrei dovuto vedermi solo verso fine mese, gli spiego la situazione e gli chiedo se per caso è disponibile anche in questi primi due giorni, ovviamente fuori dall’orario di lavoro. La sua risposta affermativa mi solleva il morale, e restiamo d’accordo che passerò a prenderlo al centro commerciale in cui lavora qualche ora più tardi.

Se hai letto il mio articolo sul Sichuan sai già quanto io adori i centri commerciali asiatici, e il Central World non fa eccezione.
Aperto nel 1990, nel corso degli anni è stato espanso più volte, fino ad occupare l’attuale nono posto nella classifica mondiale dei centri commerciali in termini di grandezza. Nei sui otto piani di altezza ospita un centro congressi, un albergo, un cinema con 15 sale, decine di ristoranti, centinaia di negozi e un parcheggio per 7.000 automobili.

“John” (nome di fantasia) ha finito il suo turno al ristorante, perciò siamo pronti a lanciarci nel caos notturno di Bangkok, che a dire la verità è molto simile a quello diurno. Come imparerò presto, infatti, Bangkok è una città molto faticosa: che sia mezzogiorno o mezzanotte, in qualunque punto della città ci si imbatte in una marea di pedoni, auto, motorini, bus, tuk tuk e biciclette, con una temperatura sempre superiore ai 30 gradi e un’umidità notevole, che le centinaia di migliaia di condizionatori sparsi per la città non fanno altro che peggiorare. In chi non è abituato a queste condizioni, il tutto genera un senso di stordimento (mettiamoci anche il rumore) che ovviamente aumenta con il passare delle ore trascorse all’aperto.
Eppure è impossibile non restarne affascinati, se si è una persona tendenzialmente socievole. 

Traffico a Bangkok

Non per gli amanti del silenzio

Il giorno seguente, per immergermi completamente nella cultura locale, decido di visitare il mercato di Chatuchak, anche perché non è molto distante dall’albergo.

Per descriverlo, non riesco a trovare una definizione più adatta di “delirio totale”. Dall’antiquariato marocchino ai pitoni vivi, quasi ogni acquisto è possibile in questo mostruoso labirinto che conta più di 15.000 negozi distribuiti in 27 sezioni, che ne fanno il mercato del fine settimana più grande al mondo, con oltre centomila visitatori al giorno. Vedere per credere.

John mi raggiunge nel primo pomeriggio e mi propone una gita su uno dei numerosissimi battelli che solcano il fiume Chao Phraya. Il bello di questo tipo di escursioni è che funzionano un po’ come quando si prende un bus, nel senso che si sale su un molo e si può scendere a quello successivo, guardare cosa c’è in zona per poi prendere un altro battello e percorrere un altro tratto del fiume, a proprio piacimento. Andiamo avanti e indietro fino a quando diventa buio, poi io torno in albergo perché la mattina dopo mi aspetta il volo per Krabi.

Krabi

Krabi è una ridente cittadina di circa 32.000 abitanti situata nella baia di Phang Nga, nella quale passerò quasi una settima di relax ed escursioni.
L’ho scelta perché, pur essendo piuttosto vicina a Phuket e condividendone quindi le caratteristiche, è molto meno gettonata e quindi più tranquilla. Per quanto mi sia già innamorato di Bangkok, l’idea di trascorrere sei giorni tranquilli dopo solo soli due giorni e mezzo passati nella capitale non mi dispiace affatto!

L’ora che separa Bangkok da Krabi è una delle più gradevoli che abbia mai passato in volo, grazie al bellissimo panorama e al fantastico servizio della Lion Air, il cui sistema di aria condizionata sparge un favoloso profumo di limone in cabina e che mi permette di scoprire quanto sia buona la banana essiccata ripiena di tamarindo!

Proprio quando penso di avete trovato la mia linea aerea preferita, ironicamente e tragicamente solo due settimane più tardi un Boeing 737 MAX di questa compagnia indonesiana si inabisserà nel mare di Giava, pochi minuti dopo essere decollato dall’aeroporto di Jakarta, uccidendo tutti i 181 passeggeri a bordo, più gli otto membri dell’equipaggio. Bisogna però aggiungere che l’investigazione porterà ad identificare come causa principale dell’incidente un difetto di progettazione del modello MAX, che non a caso non verrà più fatto volare dopo un incidente molto simile avvenuto pochi mesi più tardi in Etiopia. 

Devo dire che il letto della mia stanza al The Nice Hotel è così carino, che quasi mi dispiace disfarlo. Inoltre ho un piccolo balcone che si affaccia su uno stagno e, nonostante la zona sembri piuttosto periferica, mi trovo a poche centinaia di metri da un bellissimo tempio, dal centro città e da un enorme street food market, ossia il mercato del cibo da asporto, tanto popolare qui quanto avevo visto esserlo in Cina tre anni prima.

Sempre in Cina avevo anche scoperto il durian, frutto tanto buono (se ti piace la frutta che sa di formaggio) quanto pestilenziale, come puoi constatare dai cartelli affissi rispettivamente in camera e nell’ascensore, che minacciano una multa molto salata (2.000 bath corrispondono a circa 54 euro, una cifra enorme per un thailandese) a chiunque si permetta di aprirne uno all’interno di quei locali.

Il mio problema però al momento non è quello di evitare di aprire un durian, bensì dove provare il famoso massaggio thailandese, dal momento che in alcuni centri benessere il fatto di essere un uomo bianco di mezza età potrebbe stimolare eccessivamente la fantasia di qualche giovane ragazza che coltiva il sogno, assolutamente legittimo, di trasferirsi in un Paese più ricco e condurre una vita più agiata.
Pensando di essere più al sicuro nel mio albergo, scendo subito a prendere un appuntamento alla reception con la loro sala massaggi, che risulta essere disponibile subito.
Questo si rivelerà un grave errore, perché la signora che si occupa di me e che avrà almeno 10 anni in più (ma di questo non mi importa nulla), per ben due volte si propone come moglie dopo avermi raccontato la storia della sua vita, continua a dirmi di farla chiamare direttamente in camera mia la prossima volta e, quando si rende conto del mio scarso entusiasmo all’idea, mi massacra la schiena, facendo produrre al mio corpo degli scrocchi che penso si siano sentiti fino in Italia.
Per ovvi motivi non ho una testimonianza video o fotografica di questa esperienza, per cui devi credermi sulla parola. 

L’esperienza con la signora massaggiatrice, per quanto un pochino sconvolgente, mi ha messo appetito, e visto che è quasi ora di cena ne approfitto per andare a dare un’occhiata al vicino street food market. Questo mi offre l’opportunità di parlarti della strepitosa cucina thailandese, e delle prelibatezze che avrò modo di gustare anche nei giorni seguenti.
In Thailandia mangiare al ristorante è quasi un delitto, perché la cucina più autentica si trova per strada (discorso che vale un po’ per tutto il sud est asiatico). La caratteristica di queste ‘cucine ambulanti’ è che propongono solo due o tre piatti, e di conseguenza li fanno benissimo.
Sopra puoi vedere alcuni posti in cui ho mangiato. Il primo l’ho scelto perché ho notato che il tipo, mentre cucinava, lasciava cadere apposta dei pezzetti di cibo in terra, per i tanti cani e gatti che vagabondano per le strade di Krabi. Fa solo pad thai e cozze fritte, ma sono uno spettacolo. Questa cena mi è costata 2,20 euro, acqua e mancia incluse.
Il secondo fa solo tre tipi di minestra, ma sono così buone che le ho mangiate tutte e tre, con grande stupore e soddisfazione del cuoco. Qui ho pagato 3,60 euro.
Cosa dire poi del pancake alla banana e cocco e di uno strepitoso frullato di durian, entrambi per un euro?
Le ultime due foto mostrano rispettivamente dei gamberi con riso, anacardi e verdure e il frutto del drago in scatola, che si trova in qualsiasi chiosco alimentare o supermercato.
Qualora il concetto non fosse abbastanza chiaro, spero che il seguente video sia sufficientemente esplicativo.
Qui puoi farti un’idea di cosa succede  in ogni città e villaggio della Thailandia durante quasi tutta la giornata, e tieni presente che ho filmato meno del 20% del mercato.

Avrei voluto passare almeno un anno qui per potermi mangiare ogni singola proposta di ogni singola bancarella 😍

Il video si conclude con un breve scorcio di un mercato al coperto.

Street food a Krabi

Quando mangiare è il massimo del piacere

Ancora sazio per la cena della sera prima e con la schiena dolorante, non sono esattamente nelle condizioni per affrontare la giornata fisicamente impegnativa che mi aspetta, ma mi alzo comunque di buon umore perché so che lo sforzo ne varrà la pena.

Il Tiger Cave Temple, infatti, è uno spettacolare tempio buddista situato in una location altrettanto spettacolare, a nord-est di Krabi. Prende il nome da una leggenda secondo la quale il monaco che lo fondò era andato a meditare in una grotta della zona, e lì aveva trovato le impronte di una tigre passata da poco.

Raggiungere il tempio è facile, lo si fa in macchina, ma per arrivare alla gigantesca statua dorata del Buddha situata in cima alla montagna è necessario affrontare una salita di 600 metri, di cui 309 in verticale, che si compie con l’aiuto di 1.260 scalini, alcuni dei quali alti più di 30 cm.

I 32 gradi, il 91% di umidità, i ripidi scalini e qualche scaramuccia con le scimmie che tentano continuamente di rubarmi la borsa non rendono il compito agevole, ma dalla cima della montagna la vista su Krabi e l’intera valle non mi fa nemmeno più sentire la fatica…

…e questo è un bene, perché un temporale in rapido avvicinamento mi costringe ad affrontare subito la discesa, e riesco a rifugiarmi appena in tempo sotto il tendone di un ristorante nei pressi del tempio.

Il seguente video è il resoconto di questa giornata, dalla vista dal balcone dell’albergo al viaggio in taxi verso il tempio e tutto ciò che è successo dopo.

Tutti i video di questo articolo sono stati recuperati da Facebook, che purtroppo li ha compressi in modo esagerato. Per fortuna la situazione è migliorata negli anni successivi.

Tiger Cave Temple

Giornata faticosa ma estremamente appagante

Tornato in albergo, so già che il giorno seguente non avrò nessuna intenzione di camminare a lungo, perciò alla reception prenoto un tour denominato 4 Island Tour by Speed Boat (tour delle 4 isole in motoscafo). Quando sei a Krabi troverai decine di agenzie che te lo propongono, quindi non avrai nessuna difficoltà a prenotare.

Le isole coperte sono Phra Nang, Tup Island, Chicken Island e Poda Island e le attività proposte durante questa gita sono le nuotate in un’acqua cristallina, lo snorkeling, i bagni di sole e fare un sacco di foto … proprio quanto speravo di trovare.

La prima occhiata alla spiaggia da dove partiremo non è molto incoraggiante, con molti cani randagi che vagano in cerca di cibo o sonnecchiano sotto il sole non ancora rovente. Poi mi viene in mente la scena al ristorante di un paio di sere prima e il fatto che i thailandesi mi sembrano comunque molto generosi e di buon cuore verso gli animali, e questo mi solleva un po’ il morale.   

La vista sul mare poi è spettacolare, con tante rocce (chiamarle isole mi sembra un po’ esagerato) più o meno grandi che affiorano dalle profondità. Quando partiamo riesco subito a piazzarmi nella parte anteriore del motoscafo, per farmi fare una foto.

Penso che le foto qui sopra non richiedano spiegazioni o commenti particolari. La questione non è “se” andare, ma semplicemente “quando”.

 

4 Island Tour

Per una giornata in pieno relax in mezzo alla natura

Poiché l’idea di alternare sacro e profano mi piace molto, il giorno dopo vado a visitare il Wat Kaew, che è il tempio più grande di Krabi nonché uno dei più prestigiosi dell’intera area, che si trova a soli 400 metri dall’albergo. 

Oltre ad essere molto bello, il bianco e il giallo che dominano questa struttura mettono ancora più in risalto il suo grado di pulizia. Questo è un aspetto che non ho ancora segnalato sinora, ma se sei esitante nell’intraprendere il viaggio per via di possibili condizioni igieniche scarse, in Thailandia si può restare tranquilli: non solo nei templi e nelle zone turistiche, ma anche nelle cucine all’aperto o nelle zone più isolate ho sempre riscontrato un grado di pulizia molto elevato, considerando che siamo in un Paese con temperature medie e tassi di umidità elevati per gran parte dell’anno.  

Avendo ancora tutto il pomeriggio a disposizione, ne approfitto per esplorare un po’ il centro, che sinora ho trascurato, evitando accuratamente le strade in cui si vedono chiaramente delle ragazze all’esterno dei centri massaggi, pronte a cercare di accaparrarsi clienti.
A scanso di equivoci: non c’è assolutamente alcun pericolo a entrare in quei locali! Al massimo se sei un uomo ti verrà fatta una proposta di matrimonio in un tono più o meno scherzoso, e in qualche posto potrebbero crearsi situazioni che potresti trovare anche molto gradevoli. Semplicemente, è una cosa che non fa per me.

Sebbene non ci sia molto da vedere, ho trovato i semafori ‘scimmieschi’ molto carini, così come l’enorme granchio che si affaccia su una delle strade principali e la vista che si gode da quello stesso punto, molto simile a quanto avevo visto dalla spiaggia il giorno precedente.

Il giorno seguente lascio di nuovo la città e mi reco nella zona nord-occidentale della provincia di Krabi, per un’esperienza che rappresenta una prima volta nella mia vita: un escursione su un fiume in kayak!

Ao Luek dista circa 45 km da Krabi, e all’interno del Parco Nazionale Bok Khorani, sito nel suo territorio, è possibile raggiungere via fiume alcuni luoghi incantevoli, come ad esempio le grotte sull’acqua di Bor Thor o la Skull Cave, che contiene dipinti preistorici e che prende il nome dai numerosi teschi di uomini primitivi che sono stati rinvenuti lì.

Una cosa fantastica di questa escursione è che anche se non sei mai salita su un kayak in vita tua e/o non sei più giovane, puoi affrontare tranquillamente il percorso perché con te c’è sempre una guida esperta che, se necessario, può fare tutto il lavoro necessario a spostarti. Tu dovrai solo guardarti attorno e scattare un sacco di foto, se ti va.

Questa è un’altra escursione che troverai in qualsiasi agenzia viaggi di Krabi, e quasi certamente anche nel tuo albergo. 

Ao Luek

Se non credi all’esistenza di pesci che camminano, guarda questo video

Il tempo è volato ed è già ora di prepararsi per la prossima destinazione. Vieni anche tu, ti aspetto a…

 

Kuala Lumpur (Malesia)

Per coprire i 750 km che separano Krabi da Kuala Lumpur, città di circa 1.800.000 abitanti, nonché capitale della Malesia, la soluzione più conveniente è quella offerta da AirAsia, che offre diversi voli diretti della durata di 70 minuti.
Sono un po’ titubante nel prendere il biglietto da loro, per via delle diverse recensioni negative, ma leggendo tra le righe scopro che la maggior parte delle critiche sono dovute all’ignoranza dei passeggeri.

Purtroppo sono ancora in molti quelli che, quando viaggiano all’estero, si aspettano che le cose funzionino come a casa loro, e invece di leggere il regolamento della linea aerea danno per scontato che le condizioni siano le stesse di quando prendono un volo nel loro Paese.
AirAsia è stata una delle prime compagnie a mettere il limite dei 7 kg per il bagaglio a mano, cosa che un paio di anni più tardi diventerà la norma quasi ovunque, ma il loro regolamento lo dice molto chiaramente ed è facilmente rintracciabile prima di acquistare il biglietto.

Eppure, all’aeroporto di Krabi vedo alcuni turisti caucasici in attesa di imbarcarsi sul mio stesso volo che si sono portati dietro mezza casa, e pretendono di portarsela a bordo con loro. È chiaro che, in queste condizioni, ci saranno problemi con la compagnia e infatti la procedura d’imbarco richiede un tempo infinito a causa delle discussioni tra questi bifolchi arroganti e gli addetti all’imbarco.

Avrò modo di prendere altri due voli con AirAsia nel corso di questo viaggio, e devo dire che sono sempre rimasto soddisfatto.

L’albergo è stato prenotato da un amico australiano che, avendo scoperto qualche settimana prima che ci saremmo trovati nella stessa città negli stessi giorni, mi aveva proposto di condividere la stanza in modo da poterci permettere un albergo di un certo livello.

Io non sono di quelli che vedono la ricchezza come il male assoluto, perché sono fermamente convinto che il talento e il coraggio di rischiare e mettersi in gioco meritino di essere premiati, quindi non sono nemmeno contrario al lusso, purché assaporato a piccole dosi, perché quando diventa un’abitudine perde completamente di significato.
E la parola lusso, per il Pullman Kuala Lumpur Hotel, è sicuramente appropriata, visto che mi ritrovo in una stanza al 24mo piano con vista sulle Petronas Towers, check in in sala privata con cameriere che ci ha portato da bere, piscina in stile tropicale e una serie di benefit che puoi leggere in una delle foto sopra.

L’accesso all’Executive Lounge con la possibilità di mangiare e bere a proprio piacimento in certe ore della giornata, poi, è particolarmente apprezzato, anche se devo fare attenzione a non farmi prendere la mano, soprattutto con gli alcolici.
Io bevo poco, ma purtroppo ho un debole per i cocktail, e sapere di poterne ordinare senza limiti in quanto già inclusi nel prezzo della camera è una tentazione che potrebbe rivelarsi fatale. 

Ma sta per calare la sera, quindi è ora di uscire a cena e godersi un po’ la vita notturna della città. Nonostante sia caotica come Bangkok, la trovo meno rumorosa e soffocante, di conseguenza anche meno faticosa da viverci.

Kuala Lumpur

Vita notturna nella capitale della Malesia

Il giorno seguente mi alzo di buon ora, non solo perché sono curioso di vedere cosa offre l’albergo per colazione, ma anche perché alle 9.30 passerà a prendermi Kenny, l’amico locale che mi ha offerto su un piatto d’argento la motivazione per fare un salto in Malesia. 

Kenny si presenta con un suo amico, e per prima cosa vengo portato a visitare le Batu Caves, una serie di splendide grotte a nord di Kuala Lumpur che ospitano più di 200 specie animali e una colonia di circa 300.000 pipistrelli.

 

Le grotte sono state scoperte da un americano nel 1878 e per raggiungere quella principale, chiamata Temple Cave, bisogna salire i 272 gradini di una bellissima scalinata multicolore.

La Temple Cave è lunga 180 metri, alta 100 ed è visitabile con una guida. Un tempo l’accesso era libero, ma la pessima abitudine di incidere il proprio nome sulle pareti da parte di visitatori che, fosse dipeso da me, non avrei più lasciato uscire di lì, ha costretto il governo locale a sorvegliare e regolamentare l’ingresso.
Indossare l’elmetto infatti è obbligatorio non tanto per la possibile caduta di detriti dal soffitto, piuttosto improbabile, quanto per proteggersi dalle frequenti deiezioni dei simpatici pipistrelli, che giustamente intendono lasciare un ricordo poco piacevole a chi osa disturbarli in casa loro.

Il complesso ospita anche un discreto numero di scimmie e un tempio.

Terminata la visita, è ora di fare un po’ di shopping al Central Market, con i suoi padiglioni suddivisi per area geografica e attivo fin dal 1888.

Poi arriva quello che è sempre uno dei miei momenti preferiti, quando viaggio, ossia l’assaggio dei dessert locali. Kenny mi propone il dolce più caratteristico della Malesia, il cendol, che include latte di cocco, riso glutinato, fagioli e tapioca.
Io lo trovo delizioso, e per la prima volta in vita mia mi trovo a mangiare il ghiaccio in polvere. Dovranno passare ben quattro anni prima che lo ritrovi in un altro piatto, questa volta in Corea del Sud … ma quel racconto è per un’altra storia. 

Arriva poi il momento di una breve visita alla Chinatown locale, e potresti domandarti cos’ha di speciale.
Beh, devi sapere che Petaling Street, e in particolare lo scorcio di strada che vedete nella seconda foto, è uno dei fulcri dello smercio mondiale di merce contraffatta. Tutti lo sanno, ma nessuno interviene.
Un ‘Rolex’ a 30 euro? Perché no?

A questo punto siamo pronti per un ultimo giro della città, prima di venire riaccompagnato in albergo, che ormai abbiamo imparato essere abbastanza vicino all’edificio più conosciuto di Kuala Lumpur, le Petronas Towers.

Siamo così arrivati al 22 ottobre, giornata dedicata alla visita del Genting Resort & Casino, situato in cima a una montagna 50 km a nord-est di Kuala Lumpur.

Come il nome fa già intendere, questo è il posto ideale per passare una giornata all’insegna dello shopping e del gioco d’azzardo, ma la cosa che lo rende ancora più interessante è la presenza adiacente il complesso di un bellissimo tempio, il Chin Swee Caves Temple.

Il sacro e il profano si incontrano nuovamente, e la location (qui siamo circondati da vegetazione selvaggia a più di 1.400 metri sul livello del mare) è indubbiamente ideale sia per chi vuole divertirsi in un ambiente esclusivo, lontano dagli odori e dal trambusto della città, sia per chi è alla ricerca di rifugio nella preghiera.
Il tempio in particolare attrae fedeli non solo dalla Malesia ma anche da Cina, Vietnam, Singapore, Thailandia, Indonesia e Taiwan. Più sotto ti mostrerò un video con maggiori dettagli.

In questa escursione in Malesia ti ho parlato un paio di volte di shopping, ma secondo te un amante dei centri commerciali asiatici poteva limitarsi a visitarne due o tre?

Ecco perciò la solita carrellata di queste piccole meraviglie, e pensa che a Kuala Lumpur c’è persino un centro commerciale con  un ottovolante funzionante nei suoi corridoi, precisamente al Berjaya Time Square. Roba da urlo!

Un’altra cosa che adoro di questi posti sono i cartelli, spesso curiosi, almeno per chi non proviene da questa parte del mondo.

Te ne propongo un paio: il primo è la dimostrazione che la maledizione del durian puzzone non si ferma ai confini della Thailandia, mentre il secondo … beh, non credo necessiti di spiegazioni. Per quanto la prima reazione istintiva sia senz’altro una risata, questo deve anche farci ricordare che al mondo c’è ancora tanta gente per la quale una cosa per noi banale e scontata come un water rappresenta invece una novità.

È giunto il momento di tornare in Thailandia, ma non prima di averti mostrato un video riassuntivo di questi ultimi due giorni in Malesia.

Un giorno in Malesia

Un Paese molto interessante, da quel poco che ho visto, anche se non riuscirei mai ad accettare alcune delle sue regole in materia di diritti umani.

Chiang Mai

Con i suoi 132.000 abitanti, (1.800.000 se si conta l’intera area urbana), Chiang Mai è la seconda città della Thailandia.
Si trova 700 km a nord-ovest di Bangkok, in una valle della zona più montuosa del Paese, con i monti Doi Suthep e Doi Pui, entrambi alti circa 1.700 metri, che la dominano e ne delimitano la periferia occidentale.

Mentre ero in Malesia ho ricevuto una bellissima notizia: l’amico Vinh, ragazzo vietnamita che ho conosciuto quando faceva il cuoco a Boves, in provincia di Cuneo, e che è tornato a vivere a Ho Chi Min, sua città natale, mi ha confermato che verrà con me nell’antica capitale di un regno che più o meno corrisponde all’odierna Thailandia, e si fermerà anche un paio di giorni a Bangkok, dove trascorrerò gli ultimi cinque giorni del mio viaggio nella terra del Siam.
Ci incontriamo all’aeroporto Don Mueang di Bangkok, dove sono rientrato per un paio di giorni, e ne approfitto per dargli subito una copia dei miei primi due album, The Observer e Universal Laws, visto che non ho mai avuto modo di farlo mentre era in Italia.

Il Somwang Boutique Hotel, che per la cronaca ci costa “ben” 16 euro a testa per notte, colazione inclusa, si rivela molto carino, molto verde e con una bella piscina che userò spesso, mentre la città mi colpisce subito per i suoi canali e il clima molto meno soffocante rispetto a qualsiasi altro posto in cui sono stato sinora.
Nonostante ci troviamo a soli 310 metri sul livello del mare, l’aria di montagna è indubbiamente percepibile, e le notti sono piacevolmente fresche.

Giusto il tempo per cambiarci (il volo ha subito tre ore di ritardo), e siamo pronti per correre a una cena tradizionale del nord della Thailandia che ha prenotato Vinh, presso il locale centro culturale.
Anche se si rivelerà uno dei pasti più scomodi della mia vita, il cibo è delizioso e l’atmosfera molto gradevole.

Un grande contributo all’atmosfera della serata lo dà sicuramente l’ipnotica esibizione di canti e balli che si svolge davanti ai nostri occhi al termine del pasto. I ragazzi sono bravissimi, e i loro coloratissimi abiti tradizionali una gioia per gli occhi.

Cena a Chiang Mai

Ottima iniziativa del centro culturale della città, che consente ai turisti di assaggiare il cibo locale e di assistere a un’esibizione di canti e balli tradizionali

Vinh si rivela un ottimo pianificatore; infatti, oltre a questa cena, ha organizzato anche la gita che il giorno dopo ci porterà quasi in cima al Doi Suthep, una delle montagne che ho citato prima, per visitare il Wat Phra That, tempio buddista fondato pare nel 1383, nonché uno dei luoghi di pellegrinaggio più importanti dell’intero Paese.

Da Chiang Mai ci si arrampica sui tornanti del Doi Suthep su un songthaew, veicolo per il trasporto pubblico molto utilizzato in Thailandia e nel Laos, poi si salgono 309 scalini per arrivare al tempio. Come avrai capito, che si tratti di Thailandia o Malesia, per visitare un tempio bisogna sorbirsi centinaia di scalini. Le mie povere ginocchia ringraziano sentitamente… 

Il primo elemento di rilevo quando si arriva è la statua di un elefante bianco, a memoria di una leggenda secondo la quale fu un elefante bianco che spirò improvvisamente una volta giunto in questo posto mentre trasportava una reliquia a ispirare la costruzione del sito religioso.

C’è davvero molto da vedere, per cui preferisco lasciare la parola alle foto.

Tornati in albergo, stanchi ma estasiati, si verifica uno di quegli eventi inaspettati che ti rendono felice di essere un abitante del pianeta Terra: sono in terrazza a ritirare i panni che avevo steso al mattino, quando improvvisamente mi accorgo che il sole al tramonto sta perforando un enorme albero non troppo distante dall’albergo esattamente al centro.
Per fortuna ho il cellulare con me, per cui scatto subito una foto senza perdere tempo con le impostazioni, per non perdere quel momento magico che sarebbe durato solo più qualche secondo.

Ecco perché la foto merita uno spazio tutto suo; non perché sia riuscita particolarmente bene tecnicamente, anzi, ma perché è come se l’Universo mi avesse ricordato che il sacro non esiste solo nel momento in cui si va a visitare un tempio, una chiesa o una moschea, ma lo si può ritrovare in qualsiasi occasione, se si tengono gli occhi aperti e la mente rivolta al presente.

Considerando che a Chiang Mai e dintorni ci sono più di 300 templi, non ti stupirà se dico che basta uscire di casa e camminare per qualche centinaio di metri in qualsiasi direzione per trovarne uno, uno po’ come le chiese in Italia.

Ora ti propongo il Wat Chedi Luang, situato in pieno centro e dominato da un largo stupa in stile Lanna, la cui costruzione ha richiesto diversi anni e che è stato danneggiato da un terremoto nel sedicesimo secolo.
Fondato nel 1.401, è stato fonte di controversie all’inizio del XX secolo, poiché alcune delle parti ricostruite dopo il terremoto sono state considerate appartenenti alla cultura della Thailandia centrale e non dei Lanna, che appartengono a quest’area.

Sia quel che sia, il sito merita senz’altro una visita.

Salutiamo Chiang Mai con un’ultima carrellata di templi.
Chiedo scusa se non ti so dire i nomi, ma all’epoca non pensavo che un giorno avrei pubblicato queste foto per un pubblico al di là dei miei amici, e quando ho visto che ovunque andassi vedevo un tempio, ho continuato a scattare perché comunque sono molto belli, ma non ho più prestato molta attenzione a nomi e storie.

Chiunque fosse in grado di aiutarmi a catalogarli è ovviamente benvenuto, o scrivendomi in privato dalla sezione contatti, o con un commento in fondo all’articolo.

Ritorno a Bangkok

La terza tranche del mio soggiorno a Bangkok è stata la più lunga e quella in cui ho visto più cose, nonostante sia durata solo cinque giorni.
Col senno di poi, l’idea della ‘toccata e fuga’ ripetuta si è rivelata azzeccata, perché come ho già avuto modo di scrivere ho trovato questa metropoli tentacolare estremamente faticosa, per il caldo, l’umidità, il rumore continuo e la folla, per quanto ci sia davvero molto da apprezzare e alla fine l’abbia salutata con un pizzico di tristezza, perché avrei voluto restare di più.

Ad ogni modo, lasciata la castissima e tranquilla Chiang Mai, il ritorno all’atmosfera di Bangkok è quasi traumatico perché, senza saperlo, ho prenotato la pensione in cui Vinh ed io trascorreremo le prossime due notti in una zona dove di sera impazzano i locali a luci rosse, sebbene Silom non sia un quartiere famoso per questo tipo di attività.
Considerando che qui qualsiasi uomo bianco di mezza età viene visto come un potenziale milionario in cerca di divertimento, appena cala la sera e usciamo per cercare un posto in cui cenare vengo assalito da decine di ragazze e ragazzi che offrono ‘massaggi speciali’, ‘spettacoli con palline da ping pong’ e contorsionismi di ogni genere. Per fortuna Vinh prende in mano la situazione, fingendosi il mio ‘thai boy’ e facendo così capire che il potenziale cliente è già stato preso.

Una volta sfuggiti a questa simpatica banda di assatanati, riusciamo a mangiare qualcosa in uno dei migliaia di banchetti che sostano in zona.
La prima foto qui sotto rende poco l’idea della situazione, ma non mi sembrava il caso di filmare o cercare scatti più eloquenti. Le altre due foto invece mostrano rispettivamente il corridoio di un mercato e uno dei migliaia di chioschi di street food in cui, come sempre, si mangia benissimo.

Anche qualora fossi stato tentato dalle attrazioni notturne del quartiere, il ricordo della sveglia alle 6:30 del mattino dopo mi avrebbe riportato a più miti consigli. Infatti, abbiamo in programma un’escursione al mercato galleggiante di Damnoen Saduak, cittadina a 73 km a nord di Bangkok e sede di uno dei maggiori mercati galleggianti del Paese.

Giunti sul luogo in bus, ci imbarchiamo prima su una long tail boat e poi su un altro tipo di battello senza motore. Francamente confidavo in un’esperienza piuttosto rilassante e autentica, invece scopro che quei canali sono pieni di turisti e più trafficati delle strade di Bangkok!
Per
fortuna l’atteggiamento sempre rilassato dei thailandesi rende il tutto gradevole, e poi il pad thai ai frutti di mare e il gelato al cocco acquistati al volo dall’imbarcazione sono da Oscar.

La cosa più interessante della giornata, però, è scoprire che da queste parti gli animali da compagnia che ci si porta in giro sono piuttosto insoliti.

Sotto puoi anche vedere un video riassuntivo della giornata.

Mercato galleggiante

A Damnoen Saduak si può vivere un’esperienza forse non del tutto autentica a causa del sovraffollamento di turisti, ma sicuramente interessante

Come ogni metropoli asiatica che si rispetti, anche Bangkok ha la sua bella torre panoramica, per il mio grande diletto.

La Bayioke Tower II è un albergo di 88 piani alto 309 metri, che lo rende la struttura alberghiera più alta dell’Asia sudorientale ma solo il quarto edificio più alto della città. L’osservatorio si trova al 77mo piano, mentre il ristorante, nel quale posso dire di essermi tolto la voglia di pesce per qualche giorno, è all’83mo.
La vista sulla città è notevole.

Dopo averti mostrato dei bellissimi templi a Krabi, Chiang Mai e in Malesia, non vorrei mai darti l’impressione che Bangkok sia solo una città del vizio. Da buona capitale, quella della Thailandia si fregia di alcuni templi notevoli, tra cui spicca indubbiamente il Wat Traimit, ossia il Tempio del Buddha d’Oro.

Il Buddha in questione è la più grande statua in oro massiccio al mondo, nonché uno dei tesori più preziosi della Thailandia e del buddismo.
Per un paio di secoli il suo valore non venne riconosciuto perché nel 1765, per proteggerla da un saccheggio da parte dei birmani che assediavano Bangkok, era stata ricoperta da uno spesso strato di stucco dipinto con vernice dorata.
Solo nel 1955, quando la statua cadde durante un trasloco e lo stucco si scheggiò, il responsabile del tempio si accorse dell’oro che luccicava sotto lo stucco.

Per chiudere il viaggio in stile, mi concedo le ultime due notti in un hotel 5 stelle. Ho già espresso il mio pensiero sul concetto di lusso, quindi possiamo passare oltre.
Il Lancaster Bangkok è un albergo senz’altro da consigliare, e l’ho prenotato a un prezzo super scontato  dal sito Secret Escapes.
Approfitto dell’occasione per segnalarti i due siti che uso per prenotare gli alberghi di lusso, quando il budget mi consente di viziarmi per un paio di notti. Il primo è il sopracitato secretescapes.com, mentre l’altro è voyageprive.it.
Entrambi sono assolutamente affidabili quando si tratta di prenotare l’albergo, nel senso che il prezzo che pagherai è effettivamente il più basso disponibile sul mercato in quel momento (o almeno questa è stata la mia esperienza con loro negli ultimi otto anni), mentre ti sconsiglio di utilizzarli per prenotare servizi aggiuntivi come ad esempio escursioni o biglietti per eventi, per due motivi:
1) Le prenotazioni non sono gestite direttamente da loro, per cui se la comunicazione tra il sito e l’agenzia locale a cui si appoggiano non è ottimale, potresti ad esempio arrivare a Dubai senza sapere ancora se l’escursione nel deserto che hai prenotato mesi prima è andata a buon fine, come è successo a me.
2) A meno che non si tratti di eventi esclusivi, che vanno prenotati con mesi di anticipo, arrivato in loco troverai sicuramente gli stessi prezzi direttamente in albergo o nelle agenzie viaggi, e molta più scelta.

Ho sempre desiderato fare il bagno nella piscina scoperta sul tetto (o quasi) di